L’intelligenza artificiale è un’opportunità da non perdere

Perché si fa terrorismo psicologico sulle Intelligenze Artificiali?

Evitando di farvi perdere tempo, vi risponderemo subito alla domanda: perché corriamo in un’enorme ruota come criceti alimentati dal clickbait.

Forse non tanti di voi si saranno accorti del fatto che viviamo nella più grande era delle opportunità, opportunità donate dai social network, uno spazio nel quale ognuno è padrone e responsabile di ciò che dice e con una potenza di fuoco potenzialmente infinita.

Possiamo arrivare a chi vogliamo, quando vogliamo.

Per questo motivo, la stampa tradizionale ha avuto l’esigenza di utilizzare un canale comunicativo adeguandosi alle esigenze di mercato e traducendo in una nuova lingua i contenuti destinati alla televisione.

Dall’altra parte, la massificazione dei media con i social network e i blog ha creato una serie di problemi, due tra tutti: fake news e click bait.

Nonostante i tentativi dei colossi del web di debellare l’utilizzo di titoli accattivanti e notizie bufala, c’è tutta una manovra di fondo atta a cercare di manipolare i media.

C’è tutta una bibliografia a riguardo, per chi volesse iniziare vi consigliamo Credimi! Sono un bugiardo di Ryan Holiday nel quale l’autore racconta come ha utilizzato una serie di escamotage per manipolare l’opinione pubblica a suo favore.

Ma arriviamo al punto: nelle scorse ore la rete è stata letteralmente invasa da una notizia particolarmente interessante per il futuro della tecnologia ovvero la dichiarazione di Sundar Pichai, CEO di Google sui pericoli fondati per le intelligenze artificiali.

Tutti gli articoli hanno titolato qualcosa come: il CEO di Google sulle intelligenze artificiali “il pericolo è reale”.

Capirete benissimo che questo è un modo per attirare l’attenzione, chi fa giornalismo sa bene cosa significa scrivere un titolo accattivante. Ciò che si perde però di vista è l’incapacità di una buona fetta degli utenti dei social network di aprire l’articolo, fermandosi così al titolo proposto e facendo una bizzarra azione: ricondividere il post.

Si propaga così a macchia d’olio la notizia: il CEO di Google, proprio lui, ha detto che dobbiamo avere paura! “Le macchine ci ruberanno il lavoro!”, “Siamo finiti! Non bastavano gli immigrati, ora dobbiamo temere anche i robot!1!!11!” (non è un errore di battitura).

In realtà, andando a fare un po’ di ricerche o, semplicemente aprendo uno degli articoli più autorevoli, leggiamo che Sundar Pichai ha certamente detto che esiste un pericolo reale ma che, in sostanza, dipende sempre dall’approccio umano alla questione!

Nonostante le preoccupazioni di Pichai siano già oggetto di precedenti tesi sull’argomento, in questa intervista al Washington Post il CEO di Google ha dichiarato: “Credo che il mondo della tecnologia debba realizzare che non si può solo costruire e poi semmai sistemare e correggere ciò che non va, così non funziona”.

Insomma, non possiamo più ragionare sulla velocità e tornare a ponderare le nostre scelte. Noi, come umani. Le macchine saranno frutto della nostra volontà di innovare e di avere a disposizione nuovi strumenti. Una delle soluzioni proposte, nel breve periodo, sarebbe quella di iniziare a operare nella qualità, modificando il ciclo di sviluppo che oggi è ampiamente utilizzato.

Operare nella qualità significa soprattutto operare nella legalità e cercare soluzioni e legislazioni che non castrino l’innovazione ma che alimentino la ricerca e lo sviluppo di soluzioni che aiutino l’uomo.

A questo proposito Sundar Pichai si dimostra ottimista sui benefici che potremo ottenere sul lungo periodo, soprattutto in ambito di medicina e salute.

Ora fermatevi un attimo a ragionare: Google è uno tra i principali player nella maratona allo sviluppo di soluzioni in AI con prodotti rivoluzionari per gli sviluppatori come Google Actions e prodotti per gli utenti come Google Home.

Che senso avrebbe ragionare intorno alle AI come una minaccia?