Author Archive:

Arriva ELVIRAL l’amico digitale a cui chiedere info sulla crisi Coronavirus

Ecco che arriva Elviral!

Elviral è un assistente virtuale che permette ai cittadini italiani di avere informazioni sull’emergenza Coronavirus che sta colpendo il nostro Paese.

L’obiettivo del chatbot è quello di aiutare a diffondere informazioni corrette circa il nuovo coronavirus, arginando la diffusione di fake news”.

Difatti tutti i contenuti inseriti sono estrapolati e riorganizzati a partire dalle comunicazioni ufficiali del Ministero della Salute.

Innovazione e intelligenza artificiale nella nuova soluzione permettono di rendere interattiva, automatizzata e accessibile la richiesta delle informazioni sul comportamento da adottare durante l’emergenza Covid-19.

Il chatbot funziona in maniera semplice e viene incontro alle esigenze di chi vorrebbe fare domande, esprimere dubbi o soddisfare la propria curiosità ma spesso si trova a destreggiarsi tra notizie e fonti non autorevoli.

Solo con la corretta informazione abbiamo la possibilità di prevenire il rischio di infezione.

Elviral è un chatbot a disposizione delle persone, per informarle, risolvere dubbi e arginare la diffusione di notizie false sul nuovo Coronavirus.

Siamo al lavoro su un’app per dispositivi Apple e alla ricerca di partnership con entità governative, aziende ospedaliere, compagnie assicurative, organizzazioni non governative o università e centri per la ricerca medica e sanitaria.

Se avete intenzione di collaborare, fatevi avanti!

ELVIRAL è disponibile al link https://www.elviral.it

The Thinking Clouds tra le startup finaliste di MIA – Miss In Action

Un’ottima notizia: siamo in finale alla seconda edizione di MIA Miss In Action, il Programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile, promosso da Digital Magics e dal Gruppo BNP Paribas in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano.  

Siamo stati selezionati tra oltre 100 startup candidate a questa importante iniziativa, volta a sostenere le donne che vogliono fare impresa con il contributo delle tecnologie e a sostenere la crescita della presenza femminile all’interno dell’ecosistema dell’innovazione italiano.

Da start-up innovativa, con maggioranza dei soci al femminile non possiamo che essere orgogliosi di tale risultato.

Le 13 startup finaliste avranno l’opportunità di presentare i propri progetti innovativi davanti alla giuria di MIA – Miss In Action, in occasione dell’Innovation Day che si svolgerà a Milano il prossimo 25 Maggio.

Obiettivo della seconda edizione di MIA – Miss In Action è la ricerca di idee creative dedicate allo sviluppo di prodotti e/o servizi innovativi in ambito Smart home, Smart mobility, Open banking, CSR, Welfare, Well-being, Insurtech, Fintech e Immobiliare.

Le piattaforme digitali sono ovunque: ecco come si trasforma il marketing per aziende, PMI e Start-up

Fare marketing oggi è esperienza e condivisione.

È questo il paragrafo che ha maggiormente catturato la mia attenzione durante la lettura di Platform Brand di Alberto Maestri.

Nel quadro della sempre più sostenibile economia circolare dei nostri anni, è necessario ripensare all’esperienza come una valuta di scambio tra aziende e utenti, tra fruitori e fornitori di un servizio, anche e soprattutto in modelli di marketing B2B.

Il fatto che numerose multinazionali abbiano iniziato a proporre il proprio brand come una piattaforma di servizi, fa essenzialmente riflettere su due cose:

  1. È necessario costruire ex novo, dal basso, un mindset che guardi non più ad un sistema di scambio economico ma ad un ecosistema di azioni volte alla crescita di valore di un brand;
  2. comunicare il brand attraverso la condivisione di contenuti, ma soprattutto di valori condivisi e condivisibili da una comunità.

Non dobbiamo perciò meravigliarci se la piccola start-up di Bari o il grande produttore con sede a Cupertino abbiano a cuore le sorti del pianeta, dichiarandosi plastic free e proponendo un modello di gestione ecosostenibile delle proprie produzioni.

Esempi a parte, Platform Brand è un libro che permette di riflettere sulla necessità di creare fiducia intorno al proprio brand, provando in un certo senso a rassicurare il cliente operando una serie di attività che migliorino la visione d’insieme sia all’interno (impiegati, stakeholder ecc.) che all’esterno dell’azienda (utenti, investitori, mercati ecc.).

Il growth hacking è un mindset, non una tecnica.

Che voi siate imprenditori, startupper, ricercatori universitari o project manager, vi sarete sicuramente scontrati con la necessità di impadronirvi di tecniche per il miglioramento della vostra attività. Avrete di sicuro dato uno sguardo in giro, avrete confrontato il vostro lavoro con quello dei vostri competitor, cercando di carpire i segreti del successo di uno dei vostri collegamenti più attivi su LinkedIn, Twitter, Instagram. Poi, con ogni probabilità, avrete letto di questi Growth Hacker, queste personalità che stanno via via sostituendo le principali figure di marketing in azienda e che stanno scalando le classifiche di rating degli algoritmi di LinkedIn a una velocità strepitosa. Se vi siete chiesti se esistono delle formule magiche per crescere velocemente, senza una buona dose di passione o, meglio ancora di pazienza, ecco a voi la risposta.

No, non esistono formule magiche.

È questo uno dei primi aspetti da considerare se ci si vuole approcciare a quello che rappresenta il mindset del growth hacking, una diversa attitudine ai processi del nostro lavoro, un modello di crescita fatto di sperimentazione continua e di veloci test che possono farci capire se la strada che stiamo percorrendo è giusta o se dobbiamo rivedere qualcosa, spesso cambiando completamente rotta. Uno dei libri più interessanti sull’argomento (e che potete trovare da pochi giorni in libreria) è Growth Hacking Mindset, il nuovo titolo di Raffaele Gaito, che dalla vicinissima Salerno ha conquistato tutta l’Italia con le sue lezioni sul tema growth hacking. Si tratta del suo secondo libro nel quale racconta la crescita esponenziale dei progetti d’azienda attraverso un approccio e una metodologia che rendono questo testo un vero manuale o, come hanno commentato in tanti sui social, un “libro da tenere sulla scrivania di lavoro”.

Un mindset per multipotenziali

Una delle peculiarità del growth hacking che più apprezzo è sicuramente la multidisciplinarietà e la capacità di porsi in modo trasversale rispetto agli obiettivi. Cosa significa? Significa che per ottenere un mindset da growth hacker dovrete necessariamente iniziare a uscire dalla vostra zona di comfort e iniziare ad “osare”, raccogliendo quante più informazioni dalla vostra esperienza e dalla vostra curiosità. Nella nostra start-up, The Thinking Clouds, ci piace ragionare in questo modo, raccogliendo input da diverse discipline (psicologia, informatica, cinema, arte, storia antica) e riplasmando tutte queste informazioni in prodotti innovativi da proporre sul mercato. Essendo un’attività di ricerca e sviluppo, si capisce, c’è bisogno di realizzare dei test rapidi associati a studi di fattibilità, analisi dei competitor e sondaggi che permettano di capire se un’idea è scalabile o, ancora meglio, vincente. È in questa fase che Raffaele Gaito porta valore aggiunto con il suo know how prima con la qualità dei contenuti video postati online e sul suo blog e con il suo ultimo libro, poi. La rimodulazione di schemi già esistenti, ben descritti e razionalizzati ma soprattutto applicati a casi di studio italiani rendono Growth Hacking Mindset un libro da sfogliare, utilizzare in caso di bisogno e, perché no, leggere solo nei paragrafi che ci interessano maggiormente. Non si tratta di formule magiche, ma di aprire la mente a un mercato che è in costante rimodulazione, approcciandosi con personalità e, soprattutto, pazienza.    

Perché il content marketing rivoluziona TOTALMENTE il tuo business

Michelangelo Buonarroti, rockstar del Rinascimento italiano, era convinto che l’arte stesse già dentro il blocco di pietra. L’artista, dopotutto, si sarebbe limitato soltanto a togliere il superfluo.

Si tratta di una grande metafora della vita che ci fa rendere conto di quanto sia importante liberare le nostre idee e renderle disponibili attraverso un processo di trasformazione.

Per un’azienda plasmare la materia intorno al proprio business significa in due parole fare clienti. 

È giusto puntare dritti all’obiettivo ma bisognerebbe innanzitutto ragionare sulla componente qualitativa del processo.

Per questo motivo quando lavoriamo alla creazione di contenuti stiamo pianificando un processo di produzione che non è fine a sé stesso ma che mira a creare coinvolgimentointerconnessione.

Da cosa partire?

Consideriamo la necessità fondamentale di creare un contenuto originale, sia esso di carattere scientifico o di intrattenimento.

Attraverso questo contenuto possiamo strutturare una campagna di distribuzione specifica che coinvolga il nostro pubblico e che crei connessioni specifiche tra micro e macro contenuti.

Come spiega Gary Vaynerchuk nella sua Content Model analysis, un’azienda ha la possibilità di costruire il proprio modello di storytelling partendo da un macro contenuto (un esempio potrebbe essere un talk per un evento) per poi realizzare una serie di micro contenuti tratti dal progetto originale che servono a creare coinvolgimento intorno all’azienda e alle sue attività.

Avremo quindi a disposizione un progetto A presente su un canale a nostra scelta (vedi YouTube, blog ecc.) che viene suddiviso in più progetti (A1 – A2 – A3 ecc.) che potranno essere condivisi sui vari social network come twitter o instagram.

Transmedia Storytelling

Quando consideriamo l’idea di distribuire lo stesso contenuto su piattaforme diverse ci viene incontro, già dalla prima stesura progettuale, la tecnica di storytelling transmediale.

Il transmedia storytelling è una tecnica di scrittura che prevede la costruzione di una rete di contenuti interconnessi e appartenenti allo stesso universo.

Provate un po’ a pensare ai film degli Avengers: ogni supereroe ha il proprio film ma è connesso alla storia universale con tutti gli altri eroi.

Quando progettiamo un contenuto dobbiamo pensare allo stesso modo: creare una storia universale su un canale di distribuzione che ci permetta di approfondire dei singoli argomenti su altri canali interconnessi.

Il modello di progettazione transmediale ci permette di creare autorevolezza intorno al nostro progetto: non scriviamo soltanto un libro, un documento accademico o un testo per uno speaking pubblico, ma abbiamo anche la capacità di distribuirne i contenuti, di crearne ulteriori che riescano a generare attenzione intorno al nostro operato.